La demenza ha un impatto globale significativo, colpendo oltre 55 milioni di persone, con un enorme onere economico pari a 1,3 trilioni di dollari statunitensi. La malattia di Alzheimer (AD) è la forma più comune di demenza, rappresentando il 60–80% dei casi, la maggior parte dei quali (90%) è di tipo sporadico (SAD). Tra i fattori di rischio ambientali che potrebbero contribuire alla SAD, le infezioni cerebrali persistenti, in particolare quelle indotte dal virus herpes simplex di tipo 1 (HSV-1), sono state implicate nella patogenesi dell’AD. Tuttavia, i meccanismi precisi che collegano l’HSV-1 all’AD non sono ancora completamente compresi.
Strettamente connessa alla patogenesi dell’AD è la disregolazione delle vie lipidiche, poiché la segnalazione mediata dai lipidi regola numerosi processi fisiologici, inclusi aspetti cruciali della funzione cerebrale. Evidenze emergenti indicano inoltre che la disfunzione metabolica svolge un ruolo chiave nell’infezione da HSV-1. Pertanto, ipotizziamo che l’HSV-1 alteri il metabolismo lipidico per aumentare la propria fitness virale, contribuendo a sua volta alla patogenesi dell’AD.
Considerata la nostra limitata comprensione di come l’HSV-1 riprogrammi il metabolismo lipidico cellulare, insieme alla scarsità di farmaci efficaci per l’AD, proponiamo che il targeting dell’infezione attraverso l’intervento sul metabolismo lipidico possa rappresentare un approccio promettente per prevenire o trattare l’AD. In linea con questa ipotesi, i nostri risultati preliminari mostrano che l’infezione di cellule neuronali da parte dell’HSV-1 determina un aumento significativo della sintesi lipidica de novo e che l’inibizione di questo processo mediante un inibitore della sintasi degli acidi grassi riduce in modo sostanziale l’infettività dell’HSV-1 e previene la formazione di un fenotipo simile all’AD.
Per validare la nostra ipotesi, ci proponiamo di: i) caratterizzare le alterazioni del metabolismo lipidico nelle cellule neuronali durante l’infezione da HSV-1; ii) valutare l’attività antivirale e iii) le proprietà anti-AD di composti che agiscono sulle vie del metabolismo lipidico; infine iv) analizzare il lipidoma plasmatico di pazienti con AD e infezione da HSV-1 per identificare potenziali biomarcatori dell’AD.
Nel breve termine, i nostri risultati dovrebbero chiarire aspetti cruciali dell’interazione tra infezione da HSV-1 e AD, individuando nuovi potenziali bersagli terapeutici. Nel lungo termine, queste conoscenze contribuiranno allo sviluppo di nuove terapie per migliorare il trattamento e la gestione dei pazienti affetti da AD.