Una delle principali sfide poste oggi alla società contemporanea è rappresentata dagli sviluppi delle tecnologie informatiche che hanno visto negli ultimi anni un’accelerazione inedita – tanto in termini di raffinamento ed estensione dell’uso degli algoritmi, quanto nella diffusione di intelligenze artificiali e meccanismi di machine learning. Questa «rivoluzione digitale» sembra anche implicare una trasformazione delle risorse di senso a disposizione di individui e comunità per immaginare scenari politici presenti e futuri. È una sfida che rinnova la riflessione filosofica secolare intorno al rapporto tra politica e tecnica, concernente gli effetti sociali e politici delle innovazioni tecnologiche, ma anche i modi attraverso i quali le società giungono a formulare i significati culturali e politici di queste stesse innovazioni. Ed è soprattutto su questo secondo vettore – che chiama in causa la relazione complessa tra innovazioni tecnologiche, immaginari culturali e paradigmi politici – che il presente progetto intende concentrarsi. L’obiettivo è quello di interrogarsi sulle immagini e i concetti politici che vengono mobilitati per mettere culturalmente in forma le innovazioni tecnologiche, scegliendo di concentrare l’inchiesta sulle produzioni di immagini e di narrazioni proprie al campo della fantascienza; in altre parole, si tratterà di lavorare sui modi attraverso cui oggi il portato politico delle nuove tecnologie è rappresentato oggi negli enunciati culturali fantascientifici (film, fumetti, serie tv). Il progetto muove infatti dalla convinzione che uno degli assi più significativi attorno a cui ruota oggi il rapporto tra innovazioni tecnologiche e immaginario culturale sia rappresentato da una fondamentale questione teorico-politica: il binomio libertà/sottomissione. Il tema si è imposto come centrale fin dagli albori della rivoluzione informatica negli anni Novanta, quando nell’immaginario mobilitato dall’avvento di Internet risultava dominante il riferimento al potenziale libertario e agli effetti di democratizzazione implicati da questa innovazione: il carattere orizzontale della rete, la libertà di accesso e di costruzione di «nodi», l’aumento esponenziale nella diffusione delle informazioni hanno contribuito in maniera decisiva all’«utopia della rete» (Morozov 2011). Come noto, però, nel corso degli anni la consapevolezza delle implicazioni politiche – e con essa gli immaginari culturali – si sono trasformati in maniera decisiva: anzitutto, a partire dagli anni 2000, attraverso la messa in luce della dimensione di sorveglianza «peer-to-peer» sui social network. Ma è soprattutto dagli anni Dieci del nuovo millennio che sono emerse dinamiche di sorveglianza e controllo centralizzati – da parte di aziende o istituzioni statali – attraverso l’implementazione di tecniche di data mining, di profilazione algoritmica, di manipolazione delle informazioni online, con conseguenze in termini di radicalizzazione politica e diffusione di fake news (Romele, Gallino et al. 2017; Zuboff 2018). Gli algoritmi e i meccanismi di machine learning sembrano rivestire un ruolo sempre maggiore nel modo attraverso cui gli individui e le collettività pensano oggi forme e limiti della propria libertà La domanda che guida la ricerca in oggetto concerne allora il modo attraverso cui i temi filosofico-politici della libertà, della sottomissione e del controllo vengono declinati all’interno di prodotti culturali europei (e specificamente italiani e francesi) che mettono in scena rappresentazioni delle nuove tecnologie informatiche nell’ambito della fantascienza.
Il lavoro di indagine sui prodotti culturali richiede una fase preliminare: la riattivazione del percorso di ricerca già esistente tra i due gruppi italiano e francese concernente la categoria di «servitù volontaria». Risalente al cinquecentesco Discorso della servitù volontaria di Étienne