Valutazione oggettiva del legame tra stress e declino cognitivo mediante dispositivi indossabili e algoritmi di AI
Progetto Come è ben noto, il livello di attivazione emotiva condiziona strettamente sia le prestazioni lavorative della persona, sia la sua sicurezza sul lavoro, nonché la salute in generale (si veda il numero speciale di Psychology Review introdotto in [1]). Vivere in condizioni non fisiologiche di ansia e stress aumenta i rischi di patologie cardiovascolari, diabete, ipertensione, disturbi dell’umore, disfunzioni immunitarie. Infatti, stress e ansia disfunzionali provocano il rilascio non fisiologico di ormoni quali epinefrina, norepinefrina e cortisolo, con effetti sul sistema nervoso autonomo (tachicardia, aumento della pressione arteriosa, effetti negativi sull’apparato digerente, ecc.) e sul sistema immunitario, con maggiore esposizione agli agenti patogeni e possibili risvolti autoimmunitari. Infine, molto importante è sottolineare l’impatto dello stress cronico su uno stato generale pro-infiammatorio, universalmente considerato alla base di numerose patologie inclusi i tumori [2].
Per tutti questi motivi, il controllo delle condizioni di stress cronico delle persone che lavorano è cruciale per garantire una buona qualità della vita, e conseguentemente buone prestazioni lavorative (maggiore efficienza e sicurezza, minori periodi di malattia) con soddisfazione generale da parte sia delle lavoratrici e dei lavoratori che del datore di lavoro.
Peraltro, l’ambiente di lavoro si configura spesso come una delle maggiori sorgenti di stress disfunzionale. Tipicamente la persona avverte condizioni di stress e altri sentimenti negativi (ansia, rabbia, stanchezza cronica, disturbi del sonno) quando soggetta ad un carico di richieste lavorative eccessivo rispetto alle proprie percepite capacità di affrontarle (squilibrio sforzo-ricompensa - Siegrist J.; Peter R., 1994 [3]). Secondo la Commissione Europea - Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali le principali cause di stress lavorativo si possono così sintetizzare:
● Quantità di lavoro eccessiva oppure insufficiente, o tempo inadeguato per portarlo a termine;
● Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere;
● Ricompensa (in senso lato) non proporzionale alla prestazione;
● Responsabilità gravose non accompagnate da adeguato potere decisionale;
● Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati;
● Impossibilità di esprimere talenti o capacità personali;
● Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro;
● Precarietà del posto di lavoro;
● Condizioni di lavoro spiacevoli o pericolose;
● Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.
Se in questo progetto ovviamente non si entrerà nel merito della gestione di queste condizioni nei diversi ambienti di lavoro, vorremo fornire un contributo tecnico-scientifico relativo alla possibilità di quantificare in modo oggettivo le condizioni di stress della persona che lavora, per fornire alla persona stessa, al medico curante e al datore di lavoro delle informazioni numeriche, oggettive e non polarizzate del livello di stress. In particolare, ci vogliamo focalizzare sulla possibilità di correlare parametri fisiologici oggettivi con il potenziale declino delle capacità cognitive causate dalle condizioni di stress lavorativo, come descritto dettagliatamente in [4] e in [5] dove vengono anche elencati i problemi aperti di questa importante questione. Avvalendosi delle competenze del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, e basandosi sulle nostre esperienze sull’uso di sensoristica per monitorare le condizioni di salute e sugli algoritmi per trattare tali dati, si propone un sistema prototipale, a bassi costo e invasività, per valutare l’impatto dello stress sul declino delle capacità cognitive di lavoratrici e lavoratori impiegati in lavori di tipo intellettuale.